quellocheavanza

esercitazioni alla frugalità

Tag: poesia

#33

Mio bummo adè un gran liguro, nel tranco.
Spàrgigo e darùccio ch’era, a chi ne fiote
mai filarve un chèllido, una scuria,
– inveranzi a brunfie carve largirava
i corbi ralli ammatupati fino al guzzo.

Quale arbìta munfa mi allegrizza – addiva
rùbido, il garzo lorico svullando svigno
a un nenio fremido e ciccìrio – se
aggunazio a mòrtica la schiria?
Ghimando esunto, più non mobbi; ardove

mi caligni – mafabe o tracugno – più
non carvido. Ho un bifero. Frignacco.

Maurizio Cattelan, Senza titolo

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Philippe Jaccottet (traduzione)

Saranno state pure viste queste donne – in sogno
oppure no, ma sempre dentro agli steccati
incerti della notte – sotto le criniere loro
di giumenta, focose, con i teneri
occhi lunghi lucenti come il cuoio,
non già la carne consacrata
a queste bancarelle di tela più recenti,
a buon mercato, quotidiana,
che ti sfama
tra le due lenzuola, ma l’animale affine
che dilegua e che si presagisce,
più indistinto ancora dai suoi boccoli,
dai suoi pizzi, di quanto la vaga ondosità
ne sia dalla sua schiuma, fiera svelta
che fa tutti cacciatori e che colui
armato meglio non raggiunge
mai, tanto a fondo se ne sta nascosta
nel suo corpo in cui egli non può penetrare

– ruggisse pure un trionfo sedicente,
poiché ella solamente pare
la soglia del proprio suo verziere
o una faglia nella notte, incapace
di incrinare il muro, o una trappola piuttosto
che sa di frutti gocciolanti,
un frutto appena,
ma che avrà uno sguardo – e dei lamenti*.

*= ho tradotto larmes con lamenti. Ovviamente il termine lacrime sarebbe stato più fedele e avrebbe spiegato i frutti gocciolanti, ma non mi sembrava arduo risalire, nel pensiero, da un vocabolo all’altro. E ho preferito cedere alle assonanze.

#32 – Couldn’t stem the rush

#28

Ti rendo un corpo senza fratture,
usato con leggerezza.
Un travestimento
usato senza premura.

In tanti in fondo, compagni nel brago,
si cerca un luogo dove non si crolla.

A te, al midollo delle cose elettriche
tue alle quali obbedisci solerte; io
senza rinchiuderti ti circondo,
amore, io sono la vertebra.

 

Louis MacNeice – Snow (traduzione)

D’improvviso la stanza era sontuosa, ed il bovindo
vi deponeva contro neve e rose rosa
senza suoni secondari e incompatibili: inatteso
è il mondo più di quanto noi ci figuriamo.

Folle il mondo e più del nostro immaginario
e multiforme incorreggibilmente. Sbuccio
un mandarino, lo spartisco, sputo i semi e avverto
l’ubriachezza delle cose farsi varia.

E il fuoco arde ribollendo poichè l’universo
è dispettoso e dissoluto più di quanto si supponga –
sulla lingua e sopra gl’occhi e sulle orecchie e dentro ai palmi –
più che il vetro c’è, tra la neve e queste rose enormi.


Alexandre Desplat – Rose Acacia
(dala colonna sonora del film Chéri)

Jennifer MacPherson – Aphasia (traduzione)

Le sue parole a vagolare sulle pesche
splendenti nella loro ciotola di legno.
Le ritrova nella borsa certe volte
rannicchiate fra le monetine in pezzi
da cinque e da venti, accartocciate.
Pare apprezzino
il portagioie con la ballerina
che volteggia strattonando questi verbi
di gran lunga più lucenti dei granati.
Ne trovò una volta anche ruotando
il congegno del rossetto. L’ebbe in pugno
tra le dita che tendevano già i nervi
ma volarono via dalle sue brame.
Guardarle ruzzolare in terra: una cascata,
come uno sciame di farfalle di rubino.

(Falling jewels – Gene Garrison)

*

Ye cannot but know my command o’er July.
Henceforward I’ll triumph in shewing my powers
( da When Winchester races first took their beginning,  July 15 – 1817, Jane Austen)**

…………………………

Il genio dell’uomo è foggiare
rotonde balle di fieno
immote in una laguna
d’erba disseccata.

La perfezione di dio
è disporre sopra due corvi.

…………………………

** a Q. che mi fa ridere con J. Austen

Fosca Massucco

(immagine tratta da “Io sono Febbraio” – Shane Jones)

Una cosa insolita per Quellocheavanza ospitare una poesia di qualcuno che non sia Q e che non sia breve citazione o testo tradotto.
Ma l’urgenza di segnalare questo brano così bello e nato da una occasione così tanto legata a questo luogo era fortissima. E così non ho potuto esimermi.

Per Q. è un grande onore e un bel sorridere.
L’autrice ha tutta la mia amicizia grata e la mia profonda stima.

#24 – Autocrazia

“May he a growing Blessing prove,
And well deserve his Parents’ Love!”
(da My dearest Frank, Chawton, July 26 -1809, Jane Austen) *

Godiamo a giustezza per cena
così come ci piace: vino nei calici
e cerimonie – tutto in splendido assetto
per noi formidabili camminatori
e innamorati senza dubbi di tutto.
Ad ammirarci soltanto il gatto.

Per ogni grassetto una scena,
commedia da genitori
sconsiderati, cediamo di buona luna
a buone maniere incoscienti.

Due sciocchi

ed un lungo istante: nient’altro
che esista oltre questo silenzio
odoroso (immobilitas olet); le nostre
posate a mezz’aria, ed il mio
trionfo sfrenato, bizzoso
sul regno incivile del sapido.

* alla persona che, con troppa arditezza ma altrettanta indulgenza, ha avuto l’audacia incredibile di paragonare la scrittura di Q. a quella di Jane.
* all’immensamente cara amica F., con un sorriso larghissimo.

#23 – Sine die

Senza fede, non praticante la tivù,
al tempo stesso una creatura imbelle
(fido un tale essere di forra
‘vezzo alla mattana); pare se ne stia

smarcata sull’isola di un chiasmo
in una certa smania per virtù
che facciano saltare le piastrelle
a schegge, un’esplosione azzurra

simile a un frugale capodanno
in lieve e fasto romitaggio, dedita
a una sciocca, guasta parresia.

Che scopi, poi, fra catechismo
quotidiano e morte sine die di stelle,
non è questo a stendere quietanza,

non è questo che comporta danno.

#21

Tu sapevi grossomodo l’esistenza
di questo ricordo – come dire ora mi molce;

l’acqua che mi apriva gli occhi al mondo
la mattina, un lontano odor di ferro
sotto al dopobarba. In una mano
a corba caldo il nodo della Terra.

La salsedine che ne nasceva, dolce,
era Omero, era un’Iliade di lavoro
– le vacanze al mare, le lacrime, gli aedi.

Poi epica si fa matrice di rimedio, quando
accade a un Odisseo al quale era bastanza
la sua casa e chi resiste morde i punti
di metallo, serba e non ricorre al pianto.