quellocheavanza

esercitazioni alla frugalità

Tag: poesia

#40

Così leggero è disparire, così lieve
che l’intento si fa azione e non affanno
né dolore viene a torcere il riposo,
si rimane indietro, si rinuncia al passo.
Forse per scelta si arrestano i vascelli;
prestano il fianco, puntano l’abisso
e alla rovina attendono votati
l’intimità dei baratri diletti.
Ecco io voglio che mi trovino così
i sommozzatori bravi – coperta di coralli
e immacolate e sterminate notti.

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Estate

Muovonsi opachi coi lucenti secchi
gli uomini calmi in mezzo agli orti. Il rosso
dei pomodori sta segreto e acceso
nel verde come un cuore. Ma lontano
il mare con le sue luci d’argento,
che sono le campane del mattino,
chiama alla pesca gli uomini che il vino
del ritorno sognavano fra il lento
ondeggiar delle barche, ridestate
quali uccelli sul ramo. L’altalena
ferma nel buio della villa aspetta
il giorno. E il giorno accorderà le varie
e rumorose colazioni. Io resto
fra tanta luce e battere di panni.
Tre rape mezza mela ed una triste
macchina di cucina vecchia d’anni
sonnecchiano su un tavolo non viste.

(Sandro Penna, Muovonsi opachi coi lucenti secchi)

Con questa lettura si chiude, per me, il primo giorno d’estate.

#38 – Minuta

Si meritano i ricoveri tranquilli
in mezzo a certi frangenti così poco
umani, eremi, un capanno
dalla luce azzurra, dentro, le madeleines
tra le esercitazioni magre del diritto
sono venuti come bocconi –

un pomeriggio scuro, un’eccessiva musica,
note del fuoco. Un falpalà di storno
a margine di un’altra cerca.
Aspettavamo la pioggia che sovverte
l’ansia, quel fragore scarno,

la minuta che per noi avrebbe steso
lieve e il temporale conosceva
che ogni qualvolta si bussi ad una porta
il rischio è quello di zittire due respiri.

Klee-ad_marginem

(Paul Klee – Ad Marginem, 1930)

Leggerezza

“Dedicherò la prima conferenza all’opposizione leggerezza-peso, e sosterrò le ragioni della leggerezza. Questo non vuol dire che io consideri le ragioni del peso meno valide, ma solo che sulla leggerezza penso d’aver più cose da dire. Dopo quarant’anni che scrivo fiction, dopo aver esplorato varie strade e compiuto esperimenti diversi, è venuta l’ora che io cerchi una definizione complessiva per il mio lavoro; proporrei questa: la mia operazione è stata il più delle volte una sottrazione di peso; ho cercato di togliere peso ora alle figure umane, ora ai corpi celesti, ora alle città; soprattutto ho cercato di togliere peso alla struttura del racconto e al linguaggio. In questa conferenza cercherò di spiegare – a me stesso e a voi – perché sono stato portato a considerare la leggerezza un valore anziché un difetto; quali sono gli esempi tra le opere del passato in cui riconosco il mio ideale di leggerezza; come situo questo valore nel presente e come lo proietto nel futuro. […] Oggi ogni ramo della scienza sembra ci voglia dimostrare che il mondo si regge su entità sottilissime: come i messaggi del DNA, gli impulsi dei neuroni, i quarks, i neutrini vaganti nello spazio dall’inizio dei tempi… Poi, l’informatica. E’ vero che il software non potrebbe esercitare i poteri della sua leggerezza se non mediante la pesantezza del hardware; ma è il software che comanda, che agisce sul mondo esterno e sulle macchine, le quali esistono solo in funzione del software, si evolvono in modo d’elaborare programmi sempre più complessi. La seconda rivoluzione industriale non si presenta come la prima con immagini schiaccianti quali presse di laminatoi o colate d’acciaio, ma come i bits d’un flusso d’informazione che corre sui circuiti sotto forma d’impulsi elettronici. Le macchine di ferro ci sono sempre, ma obbediscono ai bits senza peso. E’ legittimo estrapolare dal discorso delle scienze un’immagine del mondo che corrisponda ai miei desideri? Se l’operazione che sto tentando mi attrae, è perché sento che essa potrebbe riannodarsi a un filo molto antico nella storia della poesia. Il De rerum natura di Lucrezio è la prima grande opera di poesia in cui la conoscenza del mondo diventa dissoluzione della compattezza del mondo, percezione di ciò che è infinitamente minuto e mobile e leggero. Lucrezio vuole scrivere il poema della materia ma ci avverte subito che la vera realtà di questa materia è fatta di corpuscoli invisibili. E’ il poeta della concretezza fisica, vista nella sua sostanza permanente e immutabile, ma per prima cosa ci dice che il vuoto è altrettanto concreto che i corpi solidi. La più grande preoccupazione di Lucrezio sembra quella di evitare che il peso della materia ci schiacci. Al momento di stabilire le rigorose leggi meccaniche che determinano ogni evento, egli sente il bisogno di permettere agli atomi delle deviazioni imprevedibili dalla linea retta, tali da garantire la libertà tanto alla materia quanto agli esseri umani. La poesia dell’invisibile, la poesia delle infinite potenzialità imprevedibili, cosi come la poesia del nulla nascono da un poeta che non ha dubbi sulla fisicità del mondo. Questa polverizzazione della realtà s’estende anche agli aspetti visibili, ed è là che eccelle la qualità poetica di Lucrezio: i granelli di polvere che turbinano in un raggio di sole in una stanza buia (II, 114-124); le minute conchiglie tutte simili e tutte diverse che l’onda mollemente spinge sulla bibula harena, sulla sabbia che s’imbeve (II, 374-376); le ragnatele che ci avvolgono senza che noi ce ne accorgiamo mentre camminiamo (III, 381-390). […] La gravità senza peso di cui ho parlato a proposito di Cavalcanti riaffiora nell’epoca di Cervantes e di Shakespeare: è quella speciale connessione tra melanconia e umorismo, che è stata studiata in Saturn and Melancholy da Klibansky, Panofsky, Saxl. Come la melanconia è la tristezza diventata leggera, cosi lo humour è il comico che ha perso la pesantezza corporea (quella dimensione della carnalità umana che pur fa grandi Boccaccio e Rabelais) e mette in dubbio l’io e il mondo e tutta la rete di relazioni che li costituiscono. Melanconia e humour mescolati e inseparabili caratterizzano l’accento del Principe di Danimarca che abbiamo imparato a riconoscere in tutti o quasi i drammi shakespeariani sulle labbra dei tanti avatars del personaggio Amleto. Uno di essi, Jaques in As You Like It, cosi definisce la melanconia (atto IV, scena I):

… but it is a melancholy of my own,
compounded of many simples, extracted from
many objects, and indeed the sundry
contemplation of my travels, which, by
often rumination, wraps me in a most
humorous sadness.

… è la mia peculiare malinconia
composta da elementi diversi, quintessenza
di varie sostanze, e più precisamente di
tante differenti esperienze di viaggi
durante i quali quel perpetuo ruminare mi
ha sprofondato in una capricciosissima tristezza.

Non è una melanconia compatta e opaca, dunque, ma un velo di particelle minutissime d’umori e sensazioni, un pulviscolo d’atomi come tutto ciò che costituisce l’ultima sostanza della molteplicità delle cose.”

(da Lezioni americane, Italo Calvino)

#37 – Occaso

“Vieni, è così tardi – troppo tardi
per rischiare, solo, l’imbrunire;
né a lungo ancora può attendere la sera” –
ma le sue parole sono della notte, e mie.
(da In shadow, Hart Crane, trad. ex novo)

Più di ogni cosa ci è caro il ritrovarci.
Disseminare tempo precisando una manovra,
disperdere parole, quel levar la pelle
che ti fa il lavoro – sono semplici
materie, queste, negoziato;

mi travolgesse un auto, se la pioggia
mi lasciasse fradicio, il mondo rivoltato
mi abbandonasse in Cina non mi vincerebbe
nulla, io mi conserverei – idea inviolabile
dentro il tuo pensiero, allo stesso modo
il corpo.

Sicché allentiamo con munificenza
quarti d’ora a lato dei passaggi. Ci sappiamo,
noi, distanti cento passi –
o cento strade; aspettiamo
infallibile la sera
che incalza brandendo una lusinga.

leiter_untitled
(Saul Leiter, Untitled, 1960)

#36

Se esiste una divinità siamo tu ed io
– monade di corde tese a vespro,
tela ortogonale e travatura
morbida, in costante dondolìo
testimonianza che l’effimero è capestro
quando si equivochi per male la natura.
E solamente nel cotone che ti urta
ti ricordi di un disegno che nei fili
fa una trama che rivela in un mandylion
di che cosa è innamorato Amore – ossìa
il suo resistere, mortale, nel tumulto.


Andrea Guerra - Due cuori
da Cuore Sacro O.S.T.

Non potevo davvero immaginare un commento più perfetto di questo. Così calzante che dovrebbe quasi essere lo scritto il piccolo corredo al brano.

All’amore della mia vita.
Probabilmente non passerai di qui, e se mai fosse avrai la tenerezza di non parlarne, come sempre.
Ti Amo infinitamente.

Sette pezzi per il fuoco

http://issuu.com/quellocheavanzadime/docs/sette_pezzi_per_il_fuoco?mode=window

Ho avuto il grande piacere e l’onore di essere nuovamente ospite del sito Word Social Forum, in compagnia di due bravissimi e stimati scrittori.
Grazie a tutti, a chi è passato ed ha apprezzato, a WSF per la sempre squisita ospitalità, e ad Antonio e Rosario per l’ottimo lavoro. Complimenti!

http://wordsocialforum.com/2012/12/20/prospettive-i-fotografi-che-hanno-fatto-la-storia-della-fotografia-sarah-moon-omaggio-di-parole/

La puntata precedente: http://wordsocialforum.com/2012/06/17/inediti-di-q/

#35

Come andare in via venti settembre,
come avere sempre
quella smorfia di saudade
ogni volta che torniamo a Genova
morbidi in via Garibaldi
e divertiti
dai tappeti rossi
e dalle volte con i labari
in velluto, dai palagi che
distano un niente
dal suq di via Prè

che ci vede misurati –
e questa gioia dimmelo
se non è un po’ di boria, questo
essere colmi
da non potere l’ombra
di uno spillo, questa beatitudine
in calante
di carioca, se poi questo
non è in tutto
assimilabile alla gloria.

#34

Ho qualcosa da dirti – che tu voglia
crederlo o il pensiero solo basti
a indurti una protesta, che tu giudichi
speculazione inammissibile
che gli uomini oramai si muovano
per numeri infinitesimali:
se un gesto li raduna in oceaniche
folle, se un folle sogno li raccoglie

allora io ti espongo coincidenze
convergenti e certo apotropaiche.
Non credo più in un’epica moderna,
si alleva una superstizione illuminata
e più che l’irruenza eroica dei bisogni
a convincermi, l’anticamera ecumenica,
è lo iato tra memoria e concordanza,
leggère cause, e una logica fortuita.

Non è male in fondo: avremo un figlio
e con sollievo ci diremo che è scampato
a piazza Tienanmen, e finché il calcio
verrà somministrato alla domenica
i vicini non si agiteranno. Questo
parco di inquietudini minori,
ci rassicurerà, questo essere italiani;
non avremo di che preoccuparci
oltre un’incognita minima, cobalto.

(veduta interno Terme di Vals – arch. Peter Zumthor)