quellocheavanza

esercitazioni alla frugalità

Categoria: Scritti

#40

Così leggero è disparire, così lieve
che l’intento si fa azione e non affanno
né dolore viene a torcere il riposo,
si rimane indietro, si rinuncia al passo.
Forse per scelta si arrestano i vascelli;
prestano il fianco, puntano l’abisso
e alla rovina attendono votati
l’intimità dei baratri diletti.
Ecco io voglio che mi trovino così
i sommozzatori bravi – coperta di coralli
e immacolate e sterminate notti.

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Solitudo/Magnitudo

Esiste un’altra solitudine
senza conoscere la quale in molti muoiono –
non la provoca la brama di un amico
nè le circostanze della sorte

bensì piuttosto è la natura, a volte,
altre volte a causa del pensiero
e coloro ai quali può accadere
son più ricchi di quanto dichiarato
dai soli numeri mortali. *

(Ed essi incorreranno
nella piena, e ancora la bufera
e la sventura estrema:
la terra, l’acqua, la tremenda
superficie, il cuore che tuona
un assoluto desiderio. **)

* Emily Dickinson, trad. ex novo
** da Image of the engine, George Oppen, trad.ex novo

#39 – Neurologica

2013-07-05 12.54.37

Niente di nuovo su questo fronte occidentale
– di un’ora più maturo il tempo del mio appuntamento –
e l’aria di altre stanze giunge solo per iscritto,
porta il caro odore di indumento liso.
Un viso, un altro viso
ancora, più capace
la babele circoscritta
in questa sala d’ospedale.
É giorno e non c’è pace. E non fa nulla,
nulla di nuovo sotto il sole.

———————————-
Niente di nuovo sul fronte occidentale: romanzo autobiografico di Erich Maria Remarque, 1929
l’aria…liso: cfr. Aria alle stanze, Gabriella Leto, Einaudi 2003 (in foto)
Épace: alludendo a Notti di pace occidentale, Antonella Anedda, Donzelli 1999
nulla di nuovo sotto il sole: citazione da Qohelet, o Ecclesiaste, Antico Testamento
di nuovo sotto il sole: contingenza in stricto sensu, in accumulato ritardissimo sotto il sole cocente allo zenit

Cordoglio, anzi sollievo

Te ne andasti – ma dove?
Fu cosa così breve
per te sparire altrove.
Ma in noi che ti amavamo
che la tua ombra lieve
vanamente cerchiamo
il desiderio muove
l’inutile richiamo.

(da Aria alle stanze, Gabriella Leto, Einaudi 2003)

stava protervo, torvo, a non morire

il nostro scontento urtava ai trespoli
della flebo
ai davanzali caldi dell’estate
rimbalzava chiudendoci

stava protervo, torvo, a non morire
e le parole zitte
toglievano la vista
tanto erano fitte
tanto scure

«muori,
io ti prometto un lungo lutto,
amiamo di te tutto, anche il torvo
restare – a posteriori – ora però
non ci invidiare, muori»

settembre

(da La mattina dopo, Stefania Portaccio, Passigli 2011)

Wallace & Wallace (About The Bad Thing Itself)

Non idee sulla cosa, ma la cosa in sé

Al primo declinare dell’inverno, era già marzo,
dall’esterno un grido scarno, ed a lui parve
un suono come dentro la sua mente.

Lo aveva udito, di questo ne era certo
– uno strepito d’uccello, allo splendere del giorno
o prima, mentre marzo maturava il vento.

Il sole si levava ai sei rintocchi,
non più un pennacchio stanco sulla neve…
Sarebbe uscito sugli spazi aperti.

Non giungeva dal vasto ventriloquio
di sbiadita e sonnolenta cartapesta…
Era da altrove che giungeva il sole.

Era – quel gridare scheletrito –
pari un corista il cui do preceda il coro.
Era parte dell’astro colossale,

attorniato dagli anelli di corali
schiere, molto lontano ancora. Una
conoscenza tutta nuova del reale.

(Not Ideas About the Thing But the Thing Itself, Wallace Stevens, trad. ex novo)

“C’era anche il fatto che all’epoca non sopportavo il silenzio, non lo sopportavo davvero. Questo perché quando non c’erano rumori esterni i peletti dei miei timpani o che so io producevano un rumore tutto loro, per tenersi in allenamento o cose simili. Era come un ronzio forte, scintillante, metallico, sfavillante che chissà perché mi metteva davvero una fifa blu e mi faceva quasi impazzire quando lo sentivo, come una zanzara dentro l’orecchio a letto in una notte d’estate ti fa quasi impazzire quando la senti. Avevo cominciato a cercare il rumore piú o meno come una falena cerca la luce.
[…]
Su Trillafon non ho il solito problema della testa che trasforma il silenzio in uno sfavillante scintillio, perché l’antidepressivo triciclico – «Tofranil» – fa come un rumore elettrico tutto suo che soffoca completamente lo scintillio. Il nuovo rumore non è che sia piacevolissimo, ma è meglio dei rumori vecchi, che davvero non sopportavo. Il nuovo rumore sul mio pianeta è una specie di trillo elettrico ad alta tensione. Ecco perché da quasi un anno sbaglio puntualmente il nome del mio antidepressivo se non guardo bene la boccetta: l’ho chiamato «Trillafon» anziché «Trofanil», perché «Trillafon» è più trillante e elettrico, e somiglia più a com’è abitarci. Ma l’elettricità del pianeta Trillafon non è solo un rumore. Immagino che ad avere lo scilinguagnolo di May direi che «il pianeta Trillafon è caratterizzato semplicemente da uno stile di vita più elettrico». Il che è vero, più o meno. Certe volte sul pianeta Trillafon ti si rizzano i peli sulle braccia, senti un gelo correre lungo i grossi muscoli delle gambe e i denti vibrare quando chiudi la bocca, come se fossi sotto un cavo dell’alta tensione, o vicino a un trasformatore. Certe volte scoppietti senza motivo e vedi le cose blu. E perfino il suono della tua voce cerebrale quando pensi pensieri fra te e te sul pianeta Trillafon è diverso da com’era sulla Terra; ora sembra venire come da un altoparlante collegato a te solo da chilometri e chilometri di filo, come se fossi tornato ad ascoltare il vecchio programma radiofonico «Golden Days of Radio».”

(Il pianeta Trillafon in relazione alla Cosa Brutta, David Foster Wallace, da Questa è l’acqua, Einaudi 2009)

Prologo ed epilogo liguri

Ti libero la fronte dai ghiaccioli
che raccogliesti traversando l’alte
nebulose; hai le penne lacerate
dai cicloni, ti desti a soprassalti.

Mezzodì: allunga nel riquadro il nespolo
l’ombra nera, s’ostina in cielo un sole
freddoloso; e l’altre ombre che scantonano
nel vicolo non sanno che sei qui.

(da Le Occasioni, Eugenio Montale)

(da Anime salve, Fabrizio De Andrè)

#38 – Minuta

Si meritano i ricoveri tranquilli
in mezzo a certi frangenti così poco
umani, eremi, un capanno
dalla luce azzurra, dentro, le madeleines
tra le esercitazioni magre del diritto
sono venuti come bocconi –

un pomeriggio scuro, un’eccessiva musica,
note del fuoco. Un falpalà di storno
a margine di un’altra cerca.
Aspettavamo la pioggia che sovverte
l’ansia, quel fragore scarno,

la minuta che per noi avrebbe steso
lieve e il temporale conosceva
che ogni qualvolta si bussi ad una porta
il rischio è quello di zittire due respiri.

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(Paul Klee – Ad Marginem, 1930)

#37 – Occaso

“Vieni, è così tardi – troppo tardi
per rischiare, solo, l’imbrunire;
né a lungo ancora può attendere la sera” –
ma le sue parole sono della notte, e mie.
(da In shadow, Hart Crane, trad. ex novo)

Più di ogni cosa ci è caro il ritrovarci.
Disseminare tempo precisando una manovra,
disperdere parole, quel levar la pelle
che ti fa il lavoro – sono semplici
materie, queste, negoziato;

mi travolgesse un auto, se la pioggia
mi lasciasse fradicio, il mondo rivoltato
mi abbandonasse in Cina non mi vincerebbe
nulla, io mi conserverei – idea inviolabile
dentro il tuo pensiero, allo stesso modo
il corpo.

Sicché allentiamo con munificenza
quarti d’ora a lato dei passaggi. Ci sappiamo,
noi, distanti cento passi –
o cento strade; aspettiamo
infallibile la sera
che incalza brandendo una lusinga.

leiter_untitled
(Saul Leiter, Untitled, 1960)

Mind

wint
“One must have a mind of winter…”
(da The Snow Man, Wallace Stevens)

#36

Se esiste una divinità siamo tu ed io
– monade di corde tese a vespro,
tela ortogonale e travatura
morbida, in costante dondolìo
testimonianza che l’effimero è capestro
quando si equivochi per male la natura.
E solamente nel cotone che ti urta
ti ricordi di un disegno che nei fili
fa una trama che rivela in un mandylion
di che cosa è innamorato Amore – ossìa
il suo resistere, mortale, nel tumulto.


Andrea Guerra - Due cuori
da Cuore Sacro O.S.T.

Non potevo davvero immaginare un commento più perfetto di questo. Così calzante che dovrebbe quasi essere lo scritto il piccolo corredo al brano.

All’amore della mia vita.
Probabilmente non passerai di qui, e se mai fosse avrai la tenerezza di non parlarne, come sempre.
Ti Amo infinitamente.