Accoppiamenti giudiziosi / Incauti accomodamenti

Avevo in caldo da tempo questa rubrica.
Inizialmente pensavo esclusivamente agli accoppiamenti giudiziosi, idea di un processo-gioco mentale che, senza considerare strettamente in questi termini, ho spesso corteggiato e praticato artigianalmente e soltanto nella mia testa. Intendo per accoppiamenti giudiziosi l’avvicinamento tra due opere d’arte, tra una breve frase ed un dipinto, una canzone ed una foto, insomma due episodi in sè distanti per luogo/tempo/intenti che cionostante – e imprevedibilmente – presentino una certa curiosa contiguità.
Tuttavia da qualche tempo mi sono accorto che distrattamente incespicavo su connessioni che di giudizioso avevano ben poco e che, anzi, si sarebbero potute definire come stridenti, rischiose o semplicemente antitetiche. Incaute, appunto.

Il titolo gaddiano a quel punto non era più sufficiente. Contraltare perfetto mi è balenato in mente il titolo di una poesia: “Incauti accomodamenti”, della tanto cara amica Emilia.
La ringrazio di cuore per avermi permesso di usarlo.
E sorrido per come mi appaiono specularmente opposti, tanto da suscitarmi l’immagine di un piano cartesiano: i primi troverebbero posto nel quadrante in cui i valori sono positivi sia sull’asse delle ordinate che sull’asse delle ascisse; i secondi finirebbero nel quadrante dove entrambi i valori sono negativi (in senso matematico, naturalmente).

Qui è l’archivio – a voi dedurre ogni volta a quale ipotetico quadrante appartengano.