di Q.

 

Spartita la mia famiglia benedetta
si muove tra una stanza e l’altra.
Latente la conversazione, ci sfiacca una carenza
– uno zio prevosto poi spretato non l’abbiamo;
ripieghiamo a stormo: una parente stretta
larga di vedute che ha figliato adesso
la discendenza di un gradasso separato.
Siamo bugne di dolore maldisposto, orfane
di propellente e dure,
semi abbandonati sulla pietra
per altre fessure sospirate.

***

Hortus conclusus

Torno a casa come a volte un temporale
passa sopra a quello che ci resta
di noi – l’arcipelago minuto
fra casa e patio, storna interferenza
di macchie bianche sul giardino aspro.
Tre minuti di silenzio li so per un dirupo,
stimo un tempo muto un’esiziale
latebra, così non cedo campo, assisto, balzo –
un tamburino sardo, se te ne ricordi.
Lontano chiami ma nessuno viene
se non per fede, al padre, o per virtù;
nel gelo come un passo scalzo il soffio
di chi l’algore sa come la via, la verità, la vita.

***

Apprendi adesso l’equilibrio
dal camino che sollecito congeda
– ah, l’impudenza del mio novizio calepino… –
un dicembre dimesso e sbrigativo.
Non ora, ma lo saprai:
un elefante si dondola sempre
sopra il filo di un’altalena;
così un nascituro per una
trigesima viene, come un’allodola
per un cavallo1. Spaglio su tavola
rossa e per le orecchie innocenti
tracce di frutta a guscio,
la nostra ironia scellerata.

  1. Il riferimento è alla celebre storiella del paté di allodola – cavallo (giustappunto) di battaglia di Moni Ovadia.

***

C’è un enigma, un suono che ribatte
ed è il mistero della nostra catalisi –
dispersi eppure prossimi uno all’altro
a furore di stigma confutato;
sì, in sostanza, che ci accomoda l’amore,
un luccichio fugace di bengala
zeus minore della nostra infanzia.
Eri governo sul fulgore degli elettrodi,
padre, il tuo cognome giusto
un antipatronimico di brezza,
un modularsi greco e stante questo
del mio, del tuo temperamento
posso dire: – È barbaro, ancora più che antico.

***

Questi testi (qui in versione rimaneggiata) sono apparsi nel marzo 2013 nell’ebook “La stanza clandestina”, per il collettivo culturale Word Social Forum che ringrazio ancora una volta per la visibilità concessami.

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