di Q.

“[…] Laclos si spinge ancora più in là: rifiuta un fine anche alla parola stessa. Ne diffida, non le lascia in mano le sorti del mondo, che non ne ha. Laclos, con una tattica linguistica di azzeramento progressivo che rivela lo stratega imperiale lucido, inesorabile e indifferente al ripetersi delle stesse sorti ridicole e mortali del mondo, sconfigge persino l’illusoria nozione del desiderio mettendolo a confronto con il tempo necessario a realizzarsi. Il desiderio della cosa da possedere (per esempio, una donna…) è già tutt’uno con la cosa da possedere posseduta: il percorso dal pensiero all’azione e alla parola, dal desiderio alla sua realizzazione (il fine in Machiavelli), è già stato coperto in ogni sua prospettiva prima ancora che l’uomo compia o esterni un primo passo. La formulazione del desiderio brilla già della smorta luce di una consapevolezza ultima che ne rende ridicolo e mortuario sia il successo che la frustrazione. Tutto è già avvenuto prima di calarsi in una qualsivoglia o quella forma, e è di nuovo ridicolo, è di nuovo morte – il soldato che diventa generale per dimenticare che è già morto il giorno che si arruola. Non c’è salvezza nel modo di raggiungere la propria morte e il desiderio è esso stesso la larva psichica del nostro ridicolo e del cadavere che portiamo dentro nel nostro corpo vivo. I tempi sono maturi perché si cominci a considerare Il Principe e Les Liaisons Dangereuses come due breviarii di estetica: il primo su un tentativo di militarizzazione ultima della parola andato a monte, il secondo su un tentativo, perfettamente riuscito, di togliere la parola alla parola stessa.

In Laclos le bolle di sapone dei fini umani non fanno in tempo a scoppiare dopo: nascono scoppiate. Il pensiero non si traduce in parola, ma scoppia in parola e ogni parola fa scoppiare la parola precedente, sino a lasciare un testo zero dietro di sé. È il suo espediente poetico per sfuggire in modo non ridicolo e vitale al ridicolo e alla morte: non fargli trovare niente su cui mettere in atto le loro batterie di iniziale e finale scherno, nemmeno un’ultima parola, baluardo estremo del desiderio illegittimo dell’uomo di perpetuarsi, di essere. Laclos lascia dietro la propria scrittura un campo semantico abbandonato da ogni desiderio e quindi da ogni mezzo e da ogni fine. Grandioso nulla di vite esemplari.”

(Aldo Busi, Sodomie in corpo 11)

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