#29

di Q.

Ti dicono che è house, ed effettivamente
ad una casa ha scardinato le finestre
e il pomeriggio neghittoso di settembre
si disfa in tunz e siamo al ventiquattro.

E’ l’indolenza a segnalarti i caseggiati
popolari lungo corso Cincinnato,
una Madonna all’antiScala a palmi franchi
che attende l’apertura dei cancelli
per una busta o due di spazzatura.

Marcisce a terra un fondo di letteratura,
incombe una gragnola di castagne
e al più si campa come soffici meteore
sognando un’arte da ribaldi, una rapina
di disegni e ferriaèlle e orti endemici e suburbio
– un’ammuìna come questa invade un lustro,
si officia con bulino, e quando manca
si avanzi almeno di impegnare le parabole.

Cari amici,

con questo post si interrompe temporaneamente l’attività di Q.
Un ringraziamento pieno di calore a tutti quelli che hanno letto, commentato, condiviso, a chi ha letto una volta e gli è bastato, a chi invece si è fermato, a chi ha chiesto e chi ha criticato. A chi ha scritto in privato e in pubblico. Un grazie caldo, fino a questo punto.
Per ragioni personali di una certa rilevanza e motivi di lavoro da portare a termine mi manca il tempo per scrivere. Mi manca il tempo per scrivere come vorrei.
Non mi sono mai pres* troppo sul serio, ma sul serio ho sempre preso la scrittura.
E non ce la faccio, è una pena.
Scrivere sta diventando imprescindibile, importantissimo, inevitabile anche solo pensarci in ogni momento e continuamente. Eppure non trovo il tempo di farlo con la dedizione per me necessaria. E, come dicevo, è doloroso.
Sono stanc*.
Preferisco chiudere fino a quando potrò riprendere serenamente, ed evitarmi questo patimento. Non vorrei più, insomma, ridurmi a scrivere roba come l’esempio qui sopra.
Non verrà a mancare nulla di essenziale al mondo. Forse solo a me.
Dicevo, tra una chiacchiera e l’altra, “appunto parole su pezzetti di carta, sul cellulare, sull’agenda. Le guardo che si spengono come le braci e non posso farci niente”. Chiuderò perciò qualche piccolo cerchio, e per me sarà sufficiente.
È possibile che mantenga la promessa fatta ad una persona: accompagnarla nel partecipare (ognun per sé) ad un premio letterario. Non so ancora se con il mio vero nome o se introdurmi spudoratamente come Q. – andando così incontro a morte certa (voila la poubelle!).

La cosa più bella di questa scelta è scoprire quanta tenerezza, quanta indulgenza riesco finalmente a provare verso me stess* mentre mi spiego che scrivere è diventato così necessario da preferire una scrittura operosa e giusta benché silenziosa, all’ebbrezza di scrivere qualcosa di sollecito e fresco ma forse – chissà – settimino per mantenere aggiornato il blog.
Nelle intenzioni erano previsti inserti di scritti vecchi (qui classificati come UTC), ma se garantire un transitorio minimo di polso a questo spazio sottintende pubblicare vecchie cose ripescate dall’armadio, forse è il caso di considerare una sospensione.
Gran parte di quello che è appuntato qui mi appartiene decisamente, anche ora, mi ci riconosco. E questa è una soddisfazione privata nella quale non confidavo ciecamente quando ho cominciato come Q.
Il blog resterà attivo, così come la pagina facebook, ma non garantisco un’interazione. Laddove proprio aveste desiderio di cercarmi (ma per fare che?) , l’indirizzo mail è facile da reperire.
Non so se esista una formula opposta a RSVP; qualcosa insomma che dica: “non è richiesta conferma, né risposta, né commento o consiglio”.
E infatti questo paragrafo miserrimo non è niente di che. Un cartello con un avviso.
Del tipo: “Sospesa la linea 13 per sciopero. Il servizio riprenderà a data da destinarsi”.
C’è sempre un cretino che sotto ci scrive Forza Inter. Ma tra di voi non vedo cretini.

Ci si vede.

Sto andando in una città che è stata già bruciata
Sto andando verso un luogo che è già stato disonorato
Sto per vedere gente che è già stata abbandonata
Sono così stanco dell’America

Lo farò per tutti quelli del Sunday Times
Lo farò per tutte quelle filastrocche
che non sembrano mai voler dire la verità
Sono così stufo di te America

Farò la mia strada di casa
Non sarò solo
Ho una vita da vivere, America,
Ho una vita da condurre

Dimmi, pensi davvero di andare all’inferno perchè hai amato?
Dimmi sul serio, ogni cosa che hai fatto è giusta?
(ho davvero bisogno di saperlo)
dopo aver bagnato il corpo di Cristo nel sangue
sono così stufo dell’America
(ho davvero bisogno di saperlo)

Potrei non rivederti più oppure potrei
Ti sei preso gioco di un mondo che ti ha amato tanto
Sto andando in una città che è stata già bruciata
sono così stufo di te America

Percorrerò la mia strada di casa
Non sarò solo
Ho una vita da vivere America
Ho una vita da condurre
Ho un’anima da sfamare
Ho un sogno da guidare
Ed è tutto quello che mi serve

Percorrerò la mia strada di casa
Non sarò solo
Sto andando in una città che è stata già incenerita

(Rufus Wainwright – Going to a town)

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