UTC 03 – Bisce d’acqua II

di Q.

Ispirato all’ opera
Bisce d’acqua II”, Gustav Klimt 1904-07
Collezione privata

“…Alfin lubrico errando,
per ogni membro le s’avvolge e serpe.
Ma fin che prima andò languido e molle
soli i sensi occupando il suo veleno,
fin che il suo foco penetrando a l’ossa
non avea tutto ancor l’animo acceso,
ella donnescamente lagrimando…”

 (da Eneide, Libro VII, vv. 536-542, Virgilio, Iº sec. a. C., trad. A. Caro)

Serpenti tali a questi hanno le stelle
nei capelli rossi, insieme a foglie
fiori, forse alghe che più belle
le dipingono. E le coglie
un misto di lascivia e di tristezza
livida, nell’incompiutezza

delle carni, bianche e smunte,
che il costato fanno intravedere;
si dirà: l’ardore non viene da presunte
forme, bensì sono le vere
pienezze a destare l’attenzione
.
Non sono certo eredi di Giunone,

eppure una tra loro ti rivolge
lo sguardo, e ti trafigge il petto;
non è bellezza in canone, ma molce
l’astuta malìa che t’ha diretto
– già un’ebbrezza. Più non guardi l’ossa,
e naufraghi nella sua chioma rossa.

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