#18 – Due stanze

di Q.

1.
M’incantano, ogni tanto, certi inganni:
avevo un lavandino di lenti a contatto
– ché sciacquavo via le squame alle sardine –
e la domanda era: ci si vede il fondo
del Mediterraneo? Gli occhi vivi, il sussultare
delle branchie vive dei compagni?

Che piacere antico quell’argento spoglio
delle cornee da palpare,  straordinariamente
liscio e così sodo al tatto; l’urgere
sulla pratica inesperta, percepirne il corpo
il più adiacente a sé – sempre più spesso
prossimo ad un solo muscolo che sfugge
solo, indivisibile e compatto.

2.
Arrivate tardi, avevano sbagliato
pure appartamento: al piano sopra al nostro
s’era allagato quasi tutto quanto.
A gettarle dentro il nylon steso
a terra, era una pesca dei miracoli
al contrario – ma era passato tempo,
e certe cose solo nei romanzi.

Benché a qualcuno ciò abbia dato un certo merito
le ragazze se ne sono andate senza tentativi
(era un acquario improbabile, già destituito).
Restano in sospeso una tachipirina
a nostro credito – ma conta? – ed un limone
di Damocle che ho procrastinato senza scampo
e che alla fine non ho più restituito.

 

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