#15 – XXV

di Q.

(Pina Bausch, da Café Muller)

E così c’è un biglietto che si prende,
si attesta una disposizione. Siedi. Intanto
chi sta in casa ripone le stoviglie,
rifà il letto. Si vive su un filone d’oro

da sventrare con un cucchiaino.
Chi è partito era leggero; poi per sorte
è diventato un’altra, senza far ritorno
per un tempo. Le vite hanno lombrichi,

o un tale humus tu non te lo spieghi.
Sono belli la sera: si sognano in alfabeto
di casa e non li sai – chi ad esempio un unicorno,
chi un drago gentile, uno Zaratan che ti raccatti
da una Babele più a nord.

Pare a tratti che un figlio si adotti
come un leggero errore di corriera
che si fa scorza, poi fibra e legno
fino a venticinque anelli di conto.

(Navigatio Jaeyaenae Beurrahengis*
ovvero Epica concisa di Jaeyaena Beurraheng)

* da Navigatio Sancti Brendani

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