Cronaca mondana

di Q.

La muerte en Beverly Hills – II

Debo de parecer un loco batiendo palmas solo y cantando
           en alta voz en este cuarto de hotel.

Con un seco frenazo se ha detenido un coche fundido en
           luz y resplandor de plata.

¡Sonrisas de Jean Harlow! El bungalow al alba y el mar
           centelleante.

Música por toda la olvidada estación del deseo. Palmeras,
           giratoria luminosidad de la plaza encendiéndose

sólo para estos ojos tras un cristal ahumado.
                                 ¡No me mires más, Némesis!

Ya conozco tus uñas pintadas de rojo, el óvalo hechicero
           de tu cara, tu sonrisa pastosa y húmeda de
           nymphette,

esos vestidos negros, estas mallas, tus guantes hasta el
           codo, el encaje en los pechos,

esta espalda que vibra y palpita como una columna de
           mercurio.

Cuando amanezca me encontrarán muerto y llamarán a
           Charlie Chan.

El infierno y el paraíso están aquí. Descorro las cortinas,
           rasgo con mano temblorosa su estampado de
           flores y pelícanos.

Tu cuerpo como un saurio luminoso y dorado en la bañera.
           Tus ojos me sonríen.

Mi alma es un muchacho que no se cansa de mirar los
           muelles.

El agua sordamente golpea un malecón. Oscura noche de
           motores y bajíos.

Un extranjero muerto en la terraza de un bar ante un vaso
           ambarino de kirsch. Flores rojas y azules en su
           camisa de verano.
La morte a Beverly Hills – II

Devo sembrare un pazzo mentre applaudo da solo e canto
ad alta voce in questa stanza di hotel.

Con una secca frenata si è fermata un’auto che si è fusa in
luce e fulgore d’argento.

Sorrisi di Jean Harlow! Il bungalow all’alba e il mare
scintillante.

Musica per tutta la dimenticata stagione del desiderio. Palme,
girevole luminosità della piazza che si accende

solo per questi occhi dietro un vetro affumicato.
Non guardarmi più, Nemesi!

Conosco bene le tue unghie dipinte di rosso, l’ovale maliardo
del tuo viso, il sorriso pastoso e umido da
nymphette,

quei vestiti neri, questi corpetti, i tuoi guanti fino al
gomito, il pizzo sul seno,

questa schiena che vibra e palpita come una colonna di
mercurio.

Quando farà giorno mi troveranno morto e chiameranno
Charlie Chan.

L’inferno e il paradiso sono qui. Tiro le tende,
ne strappo con mano tremante il tessuto
a fiori e pellicani.

Il tuo corpo come lucertola luminosa e dorata nella vasca da bagno.
I tuoi occhi mi sorridono.

La mia anima è un ragazzo che non si stanca di guardare le
banchine.

L’acqua sordamente colpisce un molo. Oscura notte di
motori e banchi di sabbia.

Uno straniero morto in un bar all’aperto davanti a un bicchiere
ambrato di kirsch. Fiori rossi e azzurri sulla sua
camicia estiva.

da La muerte en Beverly Hills (1968)

(testo e traduzione dal sito: filidaquilone.it)

Q. non fa gran caso alla cronaca mondana. E non è per spocchia – in questo caso, almeno, non lo è; semplicemente non è cosa per cui abbia curiosità. Ma alcune notizie arrivano comunque, come diceva Aldo Nove ultimamente: “Non è che tutti abbiano avuto (o avrebbero potuto avere) interesse per Rose rosse. Eppure tutti conoscono Rose rosse. E’ la cultura pop”. Questo diceva – o qualcosa di simile. Poche affermazioni al mondo vere come questa.

Non amavo granchè questa rinomata cantante, non ne avevo grande stima (quindi non fingerò di averne ora, per onestà) e non ho intenzione di dilungarmi oltre in questa sede. Per via dell’assioma inconfutabile esposto in maniera così limpida da Nove, i dettagli via via snocciolati mi sono arrivati. Non ci ho prestato grande attenzione fino a quando, stasera, non mi sono stupito per le coincidenze presenti in questi versi di Gimferrer.

A volte arrivo a pensare che non mi servono altre guide che la letteratura, e la poesia, per stare al mondo.

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