#10 – Nulla dies sine linea

di Q.

Impossibile più ad ovest di così, in Europa
– pressapoco è questo che leggemmo
mentre il vento ci spazzava tutti
e tu ridevi. E non sapevo se era gioia
o smorfia per il freddo. Forse entrambe.
Tre colombe nel sentiero, sulla ghiaia,
e poco altro. Gabbiani solo al largo.
Ci disperdemmo, tanti a fare foto
e chi ad assicurarsi un attestato
di presenza (da esibire a quei gitanti
che non si eran mossi dall’albergo).

Così alla punta estrema in Portogallo
il vento costringeva i fiori bassi,
un rosa vivo, quel giallo brillante.
Ed io pensavo che, fossi un credente,
sarebbe stato quello il luogo dove morto
mi avrebbero condotto tutti i passi.

Avrei scritto a proposito di tutto, anche del faro
piantato come un missile nell’erba,
lo strapiombo e poi la staccionata
superba, in limine, del campo.
Anche allora, senza desistere: sia chiaro
che in fondo non mi scuote la protervia.

Finirà questo lunghissimo momento
che è il mio vivere, e non saprai spiegare
che facevo a notte fonda. Avrai rimpianto.

Cercando di dar scampo a qualche rigo
salvandolo dal cesto della carta,
comincerai per darmi onore a dire in giro
che – benchè non si vedesse – stavo all’erta.

Annunci