Paul Muldoon – Beijing (traduzione)

di Q.

PECHINO
Potevo sentire ancora i musicisti
quietare migliaia di argillosi cavalieri
e cavalli tra la calca – e tutto questo
quando fui desto al fianco di Carlotta.
A grandezza naturale, pure. E in terracotta.
Ancora un fregio in terracotta il cielo
oltre cui il nonno seguitava a dondolare
la squadra, un seghetto ed il modello,
il filo a piombo, il lapis del mestiere
che il suo stesso nonno si portò da Roma.
Carlotta carne a vista. Ipersarcoma.
L’ambizione più alta che avevamo
allora: sostenere la luce del giorno, appena,
che una volta progettammo di acciuffare.

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