#5

di Q.

Ti attendo avvolta ai nodi, puntuale,
come chi sappia ch’è esatta la sua dote
ed essa sia l’appartenenza e quel dominio
una botanica, eziologica vittoria
a squassare le suture e sfare tremebonde
trame di verzura. Autunno incombe:

tu volgi i bocci al muro, e già la galaverna
umana non esiste – è afa di gentame
gaudente, un’entropia che sciama
di creanza, è urbanità esitante.
Tra le più oscure cose al mondo è lo spiarti
perorare la questione filantropica
e spartire queste gioie disperate
come benigna lama iridescente,

pigmentata, farne sponde. Da qui
più non si scampa: già soccombe
avvizza ogni galla tra le foglie;
si medica il mortale avvicendarsi,
ogni minima vescicola di boria.

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