#3

di Q.

Mostrarti l’ allegro disquisire di Montale
sulla poesia ch’è verticale di parola,
breve e secca per istanze irrevocabili
– tre quarti d’ora di emozione è uno spavento! –

tu sai già cosa vuol dire. E’ un rito:
cercarsi i brividi alla schiena, sotto
alla camicia e al tuo cerchiarmi di carezze,
mesmerico – come ai bambini o ai gatti;

è quasi arrendersi ad un autodafè.
Diamo a Cesare quel ch’è di Cesare e non altro,
dirsi un fafiuchè* di prosa appena obliqua.

Il sovrappensiero incespica sul giorno
in cui ti chiesi – e tu accettasti – il bel prodigio
quell’agitarsi di mutarlo in versi.

*fafiuchè: dal piemontese, letteralmente “fa fioccare”, “fa nevicare”. Detto di persona che ha poca incidenza sulla realtà pratica dei fatti.

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